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Didattica del basso elettrico a cura del M° Gaetano Ferrara

Preamplificatore

Il suono prodotto dallo strumento viene accolto dal preamplificatore (detto amichevolmente pre).
Il preamplificatore ha la funzione di rinforzare (aumentarne l’ampiezza) il debole segnale proveniente dai pickup per poterlo inviare correttamente amplificato al finale di potenza, lo stadio ultimo dell’amplificazione prima di arrivare alle casse.
A seconda dei vari modelli di preamplificatore, il segnale può essere anche processato attraverso equalizzatori ed effetti prima di arrivare al finale.
L’elemento chiave elettronico attivo che permette l’amplificazione del segnale, sia nel pre che nel finale, è la valvola (tube) o il transistor (solid state) da trans-resistor, ovvero resistenza variabile. Questi dispositivi hanno la facoltà di aumentare la potenza del segnale utlizzando come dei rubinetti l’energia elettrica proveniente dall’alimentazione.
Si sostiene che la valvola, preferita da molti chitarristi, produca un suono più caldo, questo può essere vero in ambito di distorsione del suono, ma per quanto riguarda il suono pulito e potente del basso elettrico, il transistor porta a termine eccellentemente lo scopo (esistono anche situazioni ibride in cui si può sperimentare un pre a valvole e un finale a transistor).
Come abbiamo visto possiamo trovare il preamplificatore (1) montato su un combo insieme al finale e alla cassa, (2) compreso insieme al finale in una testata, (3) separato dal finale in un sistema a rack. Esiste anche la possibilità di utilizzare un preamplificatore sotto forma di pedale, proprio come un effetto tipo distorsore, chorus, etc.

Quello che noi definiamo preamplificatore, a sua volta come lo è il combo, è spesso una scatola contenente vari dispositivi che permettono di interagire con il segnale, che diverrà suono quando raggiungerà gli altoparlanti, nel suo transito tra lo strumento e il finale di potenza.
Ecco quali sono i principali passaggi che il segnale percorre all’interno del preamplificatore.

1. GAIN (guadagno, sensibilità d’ingresso, input gain): è proprio la funzione specifica del preamplificatore, attraverso una manopola che regola un potenziometrosi incrementa la potenza del segnale proveniente dai pickup da un basso a un medio voltaggio.
Per avere un suono pulito va impostato su valori relativamente contenuti, altrimenti si rischia (o si cerca) la distorsione.
Quando la manopola del gain è assente significa che il livello di guadagno del pre è preimpostato. In questi casi, parliamo di amplificatori di qualità economica, troviamo solo la manopola del volume che andrà semplicemente ad operare un taglio delle frequenze amplificate.
Spesso accanto al gain è presente, negli ampli più orientati verso il rock, una manopola (o un pulsante) adibita ad un ulteriore incremento del guadagno (è dunque un altro stadio di amplificazione, un altro pre), chiamata boots, drive, overdrive gain, etc., la sua funzione è quella di portare il suono verso la distorsione.

2. EQ (equalizzazione): è un momento essenziale nella creazione/modellazione di un suono, agendo su vari tipi di controlli si va ad enfatizzare o attenuare ambiti di frequenze sonore, i famosi BASSI, MEDI e ALTI (bass, low; mid, middle, midrange; treble, high), si tratta di ciò che, in altre parole, potremmo definire controllo del tono.
Esistono, spesso combinate insieme sullo stesso amplificatore, varie tipologie di equalizzatore: passivo, attivo, grafico, semi-parametrico, parametrico, presettato.
Quando l’equalizzatore è attivo, diventa un nuovo stadio di (pre) amplificazione, ovvero incrementa il guadagno complessivo del segnale andando ad aumentare (o attenuare) la potenza in modo selettivo solo su specifiche bande di frequenza.

3. EFFECT LOOP o SEND RETURN (loop effetti o mandata e ritorno effetti): solitamente posizionato nella parte posteriore della scatola, è costituito da due prese jack da 6,3 mm, un ingresso ed un uscita, che permette di inserire delle unità effettistiche tipo compressore, riverbero, delay, etc., tra il preamplificatore e il finale di potenza.
Le due connessioni del loop effetti sono: il SEND (line out) e il RETURN (line in).
Il send è un’uscita che permette al segnale, dopo essere stato potenziato dal preamplificatore (ovvero dopo il gain e la sezione EQ), di raggiungere l’ingresso dell’effetto.
Il return è un ingresso che consente al segnale, di ritorno dall’uscita dell’effetto, di rientrare e raggiungere il finale di potenza e le casse.

Esistono, a seconda dei modelli delle varie marche, due tipi di loop effetti: in serie o in parallelo.
Il collegamento in serie prevede il completo passaggio del segnale dall’uscita send all’effetto e dall’effetto, passando per l’ingresso return, al finale. È una catena dove tutto il segnale viene processato e dunque interamente effettato.

Questa modalità del loop effetti viene utilizzata preferibilmente per quei dispositivi che processano il suono in maniera globale come il compressore o un equalizzatore.
Attenzione però, è chiaro che l’inserimento tra il pre e il finale di un dispositivo di basso valore tecnico, non potrebbe che compromettere la qualità del suono.

Nel send-return parallelo, invece, il segnale proveniente dallo strumento e preamplificato, non viene interrotto ma sdoppiato, una parte entra nell’effetto diventando wet (effettata), mentre l’altra, che resta dry (pulita), si miscela con il wet proveniente dal return. Spesso in questo tipo di amplificatori esiste un potenziometro (mix, balance) che permette di regolare tale miscela.

Nell’eventualità che sia presente la manopola per regolare la miscela tra il wet e il dry, si consiglia di impostare l’uscita dell’effetto verso il return con il 100% di wet (questo processo di miscelazione tra segnale wet e dry potrebbe avvenire anche all’interno dell’effetto), in quanto già abbiamo il dry all’interno del pre pronto da miscelare.
Questo tipo di connessione si presta bene con effetti che non necessitano di processare tutto il segnale come riverberi, chorus, delay, etc.
Se il vostro ampli non vi dà la possibilità di utilizzare entrambi le modalità (parallelo/serie), è spesso possibile, con una piccola modifica, passare da parallelo a serie o viceversa.
Attraverso la mandata effetti è anche fattibile, nel caso di una testata completa di pre+finale, entrare con un pre esterno nell’ingresso return, escludendo così il preamplificatore residente. Viceversa si può escludere il finale facendo confluire il segnale dal send del preamplificatore interno ad un finale di potenza e una cassa esterni o ad un mixer.
Inoltre si può utilizzare (con attenzione) l’ingresso return per immettere nell’ampli il segnale di una fonte esterna tipo CD, IPOD o drum machine, per poterci suonare insieme.

4. MASTER VOLUME/OUTPUT LEVEL: è un controllo passivo che gestisce il volume di uscita del segnale (incrementato dal pre, passato per la sezione EQ ed eventualmente processato dagli effetti del send/return) da inviare al finale di potenza.

Altri elementi comunemente presenti sul pre e nelle testate in generale sono:

– D.I. (Direct Inject) OUTPUT o LINE OUT: è un’uscita bilanciata, ovvero che usa cavi e connettori detti XLR o Cannon (pensati per una maggiore riduzione di ronzii indesiderati). Solitamente viene utilizzata per mandare il segnale con la giusta impedenza nel mixer di un eventuale impianto voci o in una scheda audio per registrare.
Spesso c’è la possibilità di inviare il segnale pre o post EQ e/o di regolarne il volume di uscita.

 

 

 

 

 

 

 

– L/R LINE OUT: nel caso di preamplificatori separati dal finale spesso il line out sarà costituito dalle uscite L (left, canale sinistro) e R (right, canale destro) che portano il segnale al finale, si possono trovare sia le uscite bilanciate XLR, che quelle con il solito connettore jack da 6,3 mm. Nelle testate invece solitamente l’uscita line out è mono.

– SPEAKER OUT: non facendo parte delle uscite di un preamplificatore lo trovate solo nelle testate (staccate dalla cassa o inserite in un combo) fornite di finale o appunto, nei finali di potenza, sono le uscite per connettere l’amplificatore alle casse dopo il passaggio del segnale dal finale.
Fate attenzione a connettere l’ampli con la cassa utilizzando esclusivamente cavi dedicati specificatamente a questa funzione. I jack possono essere quelli normali da 6,3 mm o quelli provvisti di un sistema di bloccaggio, i più complessi Neutrik Speakon.

 

 

 

 

 

 

– TUNER OUT, HEADPHONES OUTPUT, PHONES: sono altre uscite del segnale alle quali si può collegare un accordatore o una cuffia. L’uscita tuner out è mono, mentre quella per la cuffia è naturalmente stereo.

 

Concludiamo questa panoramica sul funzionamento dei preamplificatori accennando alla particolare tipologia dei preamplificatori a rack midi. Il midi è un linguaggio usato dagli strumenti digitali per comunicare tra loro scambiando dati. Con un pre midi si ha la possibilità di creare dei preset, memorizzarli nella ram e richiamarli istantaneamente con una pedaliera senza stare lì a smanettare con le manopole per cambiare suono.

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