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Didattica del basso elettrico a cura del M° Gaetano Ferrara

Chitarre hawaiane, ferri da cavallo e contrabbassi elettrici

È intorno agli anni venti che si assiste alla diffusione dell’energia elettrica su vasta scala, dalla luce, alla radio, al frigorifero, l’elettricità assume un ruolo centrale nella vita degli uomini del XX secolo. Con questo decennio si apre l’era delle comunicazioni e la musica è la grande protagonista con la rivoluzione del jazz, la registrazione fonografica e l’avvento della radio. Anche la chitarra aveva raggiunto in questi anni una grande popolarità, ma il problema era il volume del suono che non poteva competere con quello dei fiati e della batteria. Cominciano dunque i primi tentativi di utilizzare l’elettricità per incrementare il volume degli strumenti acustici, tra il 1920 e il 1924 Lloyd Loar (musicista, liutaio e inventore di strumenti musicali), per conto della Gibson Mandolin-Guitar di Kalamazoo, sperimentò diversi tipi di pickup (un dispositivo atto a catturare il suono dello strumento e a tramutarlo in segnale elettrico) su vari modelli di chitarre acustiche.
Fu anche il primo a tentare di amplificare uno strumento basso, creò un contrabbasso elettrico, simile nella forma a quelli attualmente sul mercato. Le sue ricerche però non ebbero applicazione pratica per la mancanza di sistemi di amplificazione adeguati a quelle frequenze, il pickup (elettrostatico) inoltre era piuttosto primitivo e provocava rumori indesiderati, i tempi non erano ancora maturi, ma è comunque un primo episodio decisivo di quel processo che porterà alla nascita del basso elettrico.
Il primo tentativo di produzione commerciale di una chitarra acustica elettrificata fu quello della Stromberg Electro del 1928, questo storico e sperimentale strumento aveva al suo interno un pickup elettromagnetico adibito a catturare le vibrazioni della tavola armonica piuttosto che direttamente quelle delle corde. Malgrado il prezzo elevato e la grande depressione del 1929 questo strumento rimase in produzione fino al 1933 prima di essere tecnologicamente superato.

Il 15 ottobre del 1931 George Beauchamp, dopo la separazione dal socio John Dopyera, si mette in affari con il suo collaboratore Paul Barth e con Adolph Rickenbacker, un ingegnere di produzione della National, l’azienda che produceva la Dobro. Insieme fondano la Ro-Pat-In Corporation (elektRO-PATent-INstruments che, dal 1934, prese il nome di Electro String Instrument Corporation e commercializzò i suoi prodotti con la dicitura Rickenbacker Electro) e sviluppano il primo pickup elettromagnetico single coil (a bobina singola) e la prima chitarra elettrica (hawaiana) solid body.
È un momento storico: per la prima volta il suono non dipende dalla risonanza della cassa acustica vuota (hollow-body) o dalle vibrazioni della tavola armonica, ma direttamente dalle vibrazioni delle corde metalliche. Il pickup, che prese il nome di Horseshoe, era costituito da due magneti a forma di ferro di cavallo che sovrastavano le corde, all’interno una bobina di filo di rame avvolgeva i poli di ferro relativi alle corde collegati al magnete, le corde metalliche vibrando nel campo magnetico producevano nella bobina un segnale elettrico che veniva poi inviato, tramite un cavo, ad un impianto di amplificazione. Il corpo a cassa piena (solid body) permetteva di correggere risonanze non volute, dando stabilità al suono.
Il nome di questo rivoluzionario modello era A-22 seguita dalla A-25 (il numero si riferiva alla scalatura in pollici) ma presto, per il suo caratteristico aspetto prese il nome di Frying pan (padella per friggere). Si trattava di una chitarra hawaiana, la cosiddetta lap steel guitar. Di moda in quegli anni, viene suonata appoggiata in grembo, o su un supporto adeguato, facendo scivolare sulle corde una barra o un cilindro metallico (steel bar) o in vetro (il famoso bottleneck). La Frying pan, fusa in un unico pezzo di alluminio, era venduta con il suo apposito amplificatore che non superava la potenza di 15 watts.

Successivamente alla creazione della Frying Pan, nel 1932, Rickenbacker, Beauchamp e Barth misero a punto quella che possiamo considerare la prima chitarra elettroacustica (una via di mezzo tra l’acustica elettrificata e l’hollow-body/semiacustica) in senso moderno: la Spanish Guitar. Nell’aspetto e nel modo d’uso si avvicinava appunto alla chitarra di tipo spagnolo ovvero alla chitarra classica che, nella forma e nelle dimensioni attuali, nacque infatti in Spagna nella seconda metà dell’Ottocento. Il corpo, a cui fu applicato il nuovo pickup Horseshoe, aveva le caratteristiche buche a effe della famiglia delle viole, introdotte nelle chitarre dette Archtop dalla Gibson e da Lloyd Loar nei primi anni venti. Il passaggio successivo fu la creazione della Model B Spanish Guitar, interamente in bakelite, una resina fenolica termoindurente (1935).

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