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Didattica del basso elettrico a cura del M° Gaetano Ferrara

L’era della valvola termoionica

Il ventesimo secolo si presentò piuttosto rumoroso al suo nascere, in piena esplosione dell’era industriale, con le sue città, sempre più grandi, che mano a mano si sono riempite di suoni di motori, di claxon, di sirene, di tram… Tutto tendeva a gridare più forte nel nome del profitto, del progresso e della tecnologia. La vita diventava più frenetica e naturalmente l’espressione musicale non rimase indifferente ai mutamenti sociali: le orchestre sinfoniche avevano ormai raggiunto il numero massimo dei loro componenti, i ritmi e i suoni aumentarono di intensità, si affermarono nuovi strumenti percussivi come la batteria, nuovi generi musicali come il jazz, con i sui fiati allegri e altisonanti.
È in questo contesto, nel primo quarto del Novecento, che nasce quindi l’esigenza, per alcuni strumenti quali la voce, il contrabbasso e la chitarra di essere amplificati.
Le vicende che hanno portato allo sviluppo dell’amplificazione del suono, e quindi alla nascita della chitarra e del basso elettrico, sono molte e complesse. Senza fare la storia dettagliata di tutte le ricerche e le invenzioni legate all’elettricità, al magnetismo e al suono (quali la pila, il telegrafo, il telefono, il microfono, il fonografo, la radio, etc.) che, da Alessandro Volta fino a Thomas Edison e Guglielmo Marconi, si svilupparono nel corso dell’Ottocento, diremo subito che in quegli anni fu scoperto il fondamentale principio della trasformazione delle vibrazioni sonore in impulsi elettrici (lo scopritore dovrebbe essere il valdostano Innocenzo Manzetti, seguito a ruota da Antonio Meucci) e la relativa conversione dell’energia elettrica in segnale acustico, tale scoperta era legata all’invenzione del telefono e quindi alla trasmissione della voce umana. Furono Emile Berliner e Alexander Bell nel 1876 e Thomas Edison nel 1877 a sviluppare e commercializzare, attraverso il telefono i primi microfoni e i primi piccoli altoparlanti (preceduti però da Johann Philipp Reis col suo telefono del 1861). Il microfono e l’altoparlante del telefono sono i primi trasduttori elettroacustici (come il pickup del basso elettrico), che permettono il passaggio dal segnale acustico a quello elettrico e viceversa.
È solo dal 1904 però che l’amplificazione elettronica cominciò a svilupparsi: Ambrose Fleming (con il diodo) prima e Lee De Forest (con il triodo o amplificatore Audion del 1906) poi, inventarono la valvola (tubo a vuoto o valvola termoionica), ovvero quella specie di rubinetto elettronico fondamentale che consente di controllare l’entità (la potenza) del flusso di un segnale. Questa invenzione inaugurò inoltre l’era dei mass media, permettendo di trasmettere e ricevere, attraverso la radio prima e la televisione poi, segnali amplificati di voci e suoni.

Fino all’invenzione del transistor, per tutta la prima metà del Novecento, la valvola rappresentò la chiave di volta della rivoluzione elettronica, la civiltà elettrica delle telecomunicazioni aveva avuto inizio e con essa arriverà anche il basso elettrico.
Arrivati a questo punto gli elementi per lo sviluppo di impianti dedicati all’amplificazione del suono c’erano quasi tutti: nel 1911 Edwin Pridham e Peter Jensen realizzarono il Magnavox Loudspeaker, il primo altoparlante a bobina mobile (concepito però da Oliver Joseph Lodge nel 1898). Il cerchio si era chiuso e di lì a poco (1915) si sarebbero celebrate le prime cerimonie pubbliche con l’ausilio di questi dispositivi in grado di produrre elettricamente suoni ad alta intensità.

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