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Didattica del basso elettrico a cura del M° Gaetano Ferrara

Bassi Fretless

Il primo basso elettrico fretless (senza tasti) fu creato dalla Ampeg nel 1966, l’AUB-1 rappresentava un ardito tentativo di riavvicinarsi al contrabbasso sottolineato anche dalla presenza, al posto della paletta, del classico riccio derivato dal nobile e antico strumento. Tra i pochi che utilizzarono questo primo fretless ci furono Boz Burrell e Rick Danko (con degli split coil), intorno ai primi anni Settanta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bisognò aspettare il 1970 per vedere il primo fretless della Fender, un classico Precision ma senza tasti, una vera contraddizione in termini, infatti lo storico nome Precision era riferito alla precisione dell’intonazione ottenuta mediante l’introduzione dei tasti.
In effetti la principale difficoltà nell’approccio a questo strumento è proprio quella dell’intonazione, che spesso mancando i tasti non è precisa, per questo motivo bisogna dotarsi di grande (o comunque efficace) tecnica e di un ottimo orecchio.
Più che dai bassi prodotti dalle aziende, la storia del fretless è segnata dagli strumenti a cui i musicisti stessi avevano rimosso i tasti. A quanto pare il pioniere fu, nei primi anni sessanta, il celebre bassista dei Rolling Stones Bill Wyman che rimosse i tasti ad un economico basso giapponese con il quale sembra registrò alcuni brani degli Stones.
Ma colui che più di ogni altro determinò e avviò l’affermazione del basso fretless fu ovviamente Jaco Pastorius. Intorno al 1970, rimuovendo egli stesso i tasti dal suo Fender Jazz del 1962 e trattando la tastiera per indurirla con una vernice per barche, creò uno strumento con il quale cambiò il corso della storia del basso e della musica, il famoso bass of doom (basso del destino).
Intorno al 2005 la Fender ne produsse tardivamente una replica.

Nel 1976, con il primo disco solista e con l’avvio della sua storica collaborazione con i Weather Report, Jaco rese manifesto al mondo il suono morbido e inconfondibile, ricco di slide e vibrato, del basso elettrico senza tasti. Egli ne sfruttò appieno tutte le possibilità dal registro lirico, al funky più bollente basato sulle ghost e sui sedicesimi, al virtuosismo fusion.
Jaco Pastorius non è stato il solo artista ad esplorare il basso fretless, come vedremo nella sezione dedicata alla storia del basso elettrico nelle prossime lezioni, nomi quali Percy Jones, Mick Karn, Pino Palladino e Alain Caron si sono ritagliati un ruolo di tutto rispetto.
Una citazione a parte merita il virtuoso delle tecniche dello slap, del tapping e degli armonici, Michael Manring, per il suo approccio sperimentale e innovativo relativi alla tecnica del detuning (che modifica l’accordatura mediante delle levette), applicata per mezzo del suo fretless Hyperbass, strumento ideato insieme alla Zon Guitars.

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