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Didattica del basso elettrico a cura del M° Gaetano Ferrara

Non solo solid body

Esiste una antica tradizione liuteristica di bassi elettrici detti semiacustici (o anche semi-solid o semi-hollow), ovvero strumenti, spesso a scala corta, che hanno il corpo vuoto (hollow-body) e quindi una certa risonanza naturale che produce, con l’apporto sempre fondamentale dei pickup, una sonorità più acustica, vicina a quella del contrabbasso. Sono dunque strumenti appropriati per generi più vintage, soprattutto se montano le corde lisce, e relativamente inadatti generalmente all’esecuzione di tecniche quali lo slap e il tapping. Uno dei loro più grandi pregi, rispetto ai modelli solid body, è quello di essere leggeri.
Esistono due tipi di bassi semiacustici, uno richiama la forma del violino, l’altro invece quella della chitarra.
Il più celebre tra i violin bass è quello appartenuto a Paul McCartney, L’Hofner 500/1. Prodotto in Germania dal 1956 e nato come imitazione, nella forma, del cosiddetto EB-1 (il primo basso elettrico creato dalla Gibson nel 1953) questo strumento ha segnato l‘aspetto bassistico, sonoro e di immagine, di tutta la prima parte (ma non solo) della carriera dei Beatles.

L’altro filone richiama la forma delle chitarre semiacustiche tipo l’Electric Spanish della Gibson degli anni trenta, che a loro volta derivavano dalle chitarre acustiche, sempre della Gibson, dette archtop, da cui hanno ereditato le caratteristiche buche ad effe (che a loro volta venivano dal violino).
Il mercato di questi bassi semiacustici si sviluppò tra la fine dei ‘50 e i primi ’60 attraverso i marchi americani della Gibson, Epiphone, Gretsch, Guild e Harmony.

Leader nel mercato delle chitarre elettriche semiacustiche, la Gibson sviluppò nel 1958 l’EB-2 che, con un blocco di legno centrale, forniva anche alcune caratteristiche delle sonorità del solid body, da notare le meccaniche montate dietro la paletta tipiche del banjo.

Un modello di particolare successo negli anni sessanta fu il Guild Starfire (Guild Starfire I con un pickup dal ‘64 e Guild Starfire II con due pickup dal ‘67) adottato nell’area di San Francisco da bassisti quali Jack Casady e Phil Lesh e oggetto delle prime sperimentazioni di Ron Wickersham dell’Alembic.

Anche la Fender tentò in quegli anni di aggiudicarsi una fetta del mercato dei semiacustici, ma il Coronado Bass, pur progettato dal creatore del Rickenbacker 4001 Roger Rossmeisl, rimase una parentesi nella sua storia.

Con il Framus Star Bass la Germania, in produzione dal 1962, si confermò paese europeo d’elezione dei bassi semiacustici, a pubblicizzarlo era il bassista dei Rolling Stones Bill Wyman.

Non mancano moderne rivisitazioni sul tema semiacustico, come questo strumento dell’americana Lakland prodotto in Indonesia, concepito in collaborazione con Michael Tobias.

Le ditte orientali come Ibanez o Yamaha, come al solito, non sono rimaste a guardare, immettendo nel mercato versioni economiche di questo tipo di modelli.

Con la moda dei concerti unplugged (senza cavo) lanciata da MTV alla fine degli anni ottanta, si è affermato un nuovo tipo di strumento: il basso acustico.
In verità questo strumento già esisteva e si chiamava contrabbasso…, ma l’idea era quella di avere un basso con una sonorità acustica e con la suonabilità del basso elettrico, quindi manico fino e tastato e un corpo non enorme. La soluzione è stata ancora una volta quella della tramutazione della chitarra verso le frequenze basse, infatti i bassi acustici hanno tutto l’aspetto di chitarre acustiche, con la loro caratteristica buca nella cassa di risonanza.
Naturalmente non è un caso se il contrabbasso è uno strumento enorme ed ha pure bisogno di pickup! Dunque, a livello di intensità, il suono prodotto da queste chitarre acustiche-basso non era certo sufficiente, perciò si è comunque dovuto passare attraverso un cavo per trasmettere il segnale elettrico proveniente da uno speciale tipo di pickup: il trasduttore piezoelettrico.
Questo dispositivo, inventato dalla Ovation alla fine degli anni sessanta, a differenza del normale pickup che agisce attraverso il campo magnetico creato dal movimento delle corde, trasforma in segnale elettrico le vibrazioni del legno dello strumento donando una più fedele resa acustica.
Considerando quindi che senza pickup questi strumenti non raggiungono un volume adeguato, più che di bassi acustici è giusto parlare di bassi elettro-acustici.
Le marche che storicamente producono questa tipologia di strumenti sono le americane Kramer e Washburn, ma sarebbe ingiusto non citare la tedesca Warwick e la sua bella serie elettro-acustica Alien.

Sul fronte più economico abbiamo l’inglese Tanglewood o la coreana Crafter con i loro dignitosi strumenti dall’ottimo rapporto qualità-prezzo.

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